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Il fantasma del mulino - Mago Farina
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Il fantasma del mulino

“C’è un fantasma nell’aia!” gracchiò Raspina saltando sul davanzale del mulino, in evidente stato confusionale.

“Buongiorno anche a te Raspina…” borbottò Mago Farina ancora mezzo addormentato.

“Non mi credi?” domandò lei stizzita.

“Poco…” rispose lui infastidito dai suoi modi isterici. Ormai conosceva la propensione della sua gallina a raccontare storie e a gonfiare i particolari.

“Vieni a vedere allora! Era pauroso! Altissimo, aveva un lenzuolo bianco” lo sfidò lei con sguardo fiammeggiante di rapace.

“Uff! Ma non puoi goderti il risveglio con più serenità? Facciamo almeno colazione!”

“Io l’ho già fatta! Andiamo!”

“Per curiosità… quanti frollini al mais hai divorato?” la stuzzicò.

Lei scosse la testina piumata. Guardò qua e là facendo la vaga. Alla fine rispose:

“Qualcuno rimasto in dispensa…”

Lui si svegliò di colpo. Andò verso la credenza azzurra e aprì le ante. Ammutolì di colpo. Barattoli vuoti. E briciole ovunque. Fissò Raspina con aria truce.

“Sai vero che erano le scorte per il prossimo mese?”

“Veramente non proprio, cioè…” rispose la gallina consapevole della bugia stratosferica che stava dicendo.

“Poi ti lamenti se vedi fantasmi in giro! Hai le allucinazioni da tanto ti sei abbuffata!”

“Non li ho mangiati tutti io!” starnazzò lei.

“Raspina adesso basta! Sei in punizione! Torna nell’aia adesso!”

“No, nell’aia no! C’è un fantasma!”

“Non esistono i fantasmi. Vai!”

Mago Farina la guardò con occhi talmente severi da indurre la gallina ad andarsene.

Zampettò lentamente verso l’aia, guardandosi intorno impaurita. Sembrava tutto tranquillo adesso.

Nel frattempo Mago Farina finì di fare colazione. Non si accorse minimamente di una inquietante presenza nella stanza. Non si accorse subito del profondo rantolo che proveniva dalle sue spalle. Ma si accorse con terrore di una mano pallida che gli sfiorò la spalla. Si alzò di colpo ribaltando la sedia e si voltò tremando.

Un fantasma alto, con un lenzuolo bianco addosso era a un passo da lui. Mago Farina iniziò a tremare.

“Biscotti…” sibilò il fantasma.

Mago Farina restò stupito. Poi ebbe un’intuizione. Si avvicinò al fantasma e con un rapido gesto della mano prese il lenzuolo. Come immaginava.

“Mastro Gnè Gnè…”

“Shshsh, fa’ piano. Non svegliarlo. È sonnambulo, non vedi?” disse Crusca comparendo davanti alla porta aperta.

In effetti il loro strampalato vicino non era in sé.

Guardandolo meglio, Mago Farina notò delle briciole intorno alla sua bocca e sul pigiama. Briciole gialle di frollini al mais. La povera Raspina aveva detto la verità. Più o meno.

“Lo riaccompagno nel suo letto prima che prenda un’indigestione” esclamò Mago Farina.

Crusca restò lì buona ad aspettarlo finché uno scricchiolio sinistro proveniente dal vano delle macine non attirò la sua attenzione.

“Frollino non è il momento!” ragliò pensando a uno scherzo da parte del randagio. Ma lui era in un angolo della stanza a sonnecchiare come al solito. Alzò un orecchio e tornò a russare.

Lo strano rumore proseguì.

A Crusca si drizzarono i peli sul dorso ma si fece coraggio. Entrò nel vano delle macine facendo rumore con gli zoccoli per spaventare l’intruso.

Nella penombra che la avvolse, tutto sembrava a posto. Strizzò gli occhi ma non vide niente di strano. Poi un fruscio. Crusca fece appena in tempo a vedere un enorme velo bianco, trasparente, tutto sdrucito elevarsi verso il soffitto e poi scomparire nel nulla lasciando una scia fredda nella stanza. Non aveva dubbi: quello era un  vero fantasma.

 

Sonia Barsanti per “Mago Farina”